Authors Posts by Redazione

Redazione

66 POSTS 0 COMMENTS

0

C2C è l’acronimo di From City to Coast, la linea ferroviaria che attualmente collega la metropoli di Londra con la regione dell’Essex fino alla cittadina di Shoeburyness e che da oggi diverrà parte della rete internazionale dell’italiana Trenitalia.

Il gruppo ferroviario del Bel Paese ha infatti formalizzato con il dipartimento dei trasporti britannico la chiusura dell’operazione che era stata annunciata nei primi giorni dell’anno. Ad operare nel regno di sua maestà sarà Trenitalia UK, società controllata dalla casa madre Trenitalia, che si occupa di gestire le attività nel Regno Unito e che con questa operazione ha acquisito la società National Express Thameside, la Next, per il valore di 80 milioni di euro. La linea di collegamento ferroviario è impiegata ogni anno da 42 milioni di persone, in maggior parte dai pendolari che dalla city si spostano in direzione della periferia est della città e viceversa. La società è importante, annovera 660 dipendenti al suo attivo con 74 treni Bombardier e un fatturato complessivo di 200 milioni di euro annuali.

Secondo quanto comunicato dai vertici, la National Express Thameside non subirà trasformazioni o riorganizzazioni e l’attuale manager Julian Dury è stato riconfermato nel suo ruolo alla guida. L’acquisizione di Trenitalia si propone quindi come un buon affare, che merita di essere letto in ottica di una più complessa strategia di internazionalizzazione delle ferrovie Italiane in Inghilterra e nell’Europa intera con la presenza di Ferrovie dello stato anche in Grecia.

Lo stesso portavoce della compagnia ha dichiarato che si tratta della prima tappa del processo di internazionalizzazione e di espansione nel mercato britannico, un progetto segnato anche dall’annunci dell’alleanza con FirstGroup per partecipare alla gara di gestione del 2018 per la fornitura del servizio ferroviario della West Coast e delle East Midlands. Si tratta di un’opportunità golosa, che interessa la gettonata tratta Londra Edimburgo, attualmente gestita dal gruppo Virgin.

0

Carrefour prosegue la sua strada nella risoluzione degli esuberi nonostante le forti agitazioni dei dipendenti che si sono verificate nelle ultime settimane. Il gruppo francese aveva, infatti, comunicato a bruciapelo la notizia dei 600 esuberi di personale in Italia e ha ora dato il via al processo di cassa integrazione per i lavoratori impegnati in una trentina di ipermercati nel territorio nazionale.

Le fonti sindacali hanno riportato che il gruppo di ipermercati francese ha dato il via a due distinte procedure in merito. La prima interessa 279 lavoratori impegnati in nove punti vendita di Vercelli, Burolo, Massa, San Giuliano Milanese, Marcon, Portogruaro, Ancona, Lucca e Frosinone. La seconda interessa invece 239 lavoratori impegnati in 21 ipermercati del gruppo dislocati in diverse località della penisola, soprattutto in Piemonte e Lombardia. Carrefour conta, oggigiorno, 59 punti vendita totali e la mobilità dei dipendenti ha fatto seguito alla chiusura complessiva degli ipermercati di Trofarello e di Borgomanero in Piemonte, una situazione che ha coinvolto ben 111 lavoratori nel suo complesso.

I rappresentanti dei lavoratori desiderano ora chiedere un incontro con l’azienda al più presto, al fine di conoscere il piano industriale. Secondo il calendario, vi sono 45 giorni di tempo a disposizione per raggiungere gli accordi con le parti sindacali sulle caratteristiche della mobilità, ai quali se ne aggiungono trenta da svolgere in sede ministeriale. I lavoratori si stanno nel frattempo muovendo con le assemblee, che sottolineano il comportamento repentino dell’azienda nell’annunciare e mettere in atto politiche di licenziamento per un così ampio numero di lavoratori. I rappresentanti sindacali hanno inoltre ribadito che i dipendenti Carrefour si sono impegnati a vivere anni di sacrifici in nome della stabilizzazione aziendale, un impegno che non ha portato frutti, considerando l’annuncio degli esuberi e la fulminea decisione di procedere al licenziamento, sebbene vi siano i presupposti per una timida ripresa del settore.

0

Ferrovie dello Stato si riprende Centostazioni, società che era stata fondata nel 2011 con lo scopo di gestire ben 103 stazioni italiane di medie dimensioni. Si tratta di un’operazione del valore di 65.6 milioni di euro e il gruppo statale ha riacquisito la sua ‘creatura’ dal gruppo Archimede 1, una cordata privata che comprende il gruppo Save, titolare dal 2002 del 40% della società Centostazioni.

La manovra era stata annunciata lo scorso novembre dall’amministratore delegato di Ferrovie Mazzoncini, che si è apprestato a siglare la chiusura del procedimento di acquisizione a Milano. Le grandi stazioni sono state invece scorporate a causa della divisione fra Grandi Stazioni Rail in mano a Ferrovie dello Stato e Grandi Stazioni Retail, società che a giugno era stata venduta a una cordata composta da Icampa, Borletti Group e Antin Infrastructures per il valore di 953 milioni di euro. Quest’ultima cordata avrà il compito di gestire gli spazi pubblicitari e commerciali che si trovano nelle grandi stazioni di Milano Centrale, Roma Termini e Santa Maria Novella di Firenze.

Le infrastrutture restano invece nelle mani di Ferrovie dello Stato, che controllerà ora anche le 103 medie stazioni con un piano che interessa 600 stazioni totali su un bacino di duemila dislocate in tutto il territorio italiano. Le stazioni verranno trasformate in veri e propri hub dediti allo scambio di treni e di autobus, ma anche in parcheggi dotati di autonoleggi, car sharing e disponibilità di veicoli elettrici. Il progetto prevede che all’interno delle stazioni vi siano anche incubatori di start up e temporary office, per un servizio moderno e al passo con i tempi per quanto riguarda la concezione dello smart working.

Il progetto rientra nel piano 2017-2026 di adeguamento e di miglioramento di altre 600 stazioni dislocate nel territorio italiano, bacini dormienti che meritano di essere rivalutati in nome del loro grande potenziale come infrastrutture, ma anche della sicurezza dei viaggiatori e degli abitanti delle città interessate.

 

0

È un atteggiamento positivo e rilassato quello tenuto da Federico Ghizzoni, novello consigliere di amministrazione Alitalia per parte di Unicredit, che ha partecipato alla riunione indetta per decidere dli advisor nel piano di ristrutturazione che dovrà essere adottato per salvare la compagnia di bandiera italiana.

Secondo il consigliere, la riunione si è svolta in un clima ottimo e proficuo, mentre l’ad di Alitalia Cramer Ball ha aggiunto qualche dato relativo al piano di drastica riduzione dei costi, che è già stato quantificato nella cifra di 160 milioni di euro da salvaguardare nel corso del 2017.

Come si potranno ottenere questi tagli e come potrà la compagnia di bandiera tornare a respirare? Si tratta di ottenere denari dal taglio della flotta, prima voce in capitolo che preoccupa gli addetti ai lavori e le vertenze sindacali e dai tagli sui leasing. Secondo quanto dichiarato dal consiglio di amministrazione, il piano relativo al primo trimestre del 2017 si pone in linea con le performance finanziarie stimate, mentre in contemporanea i soci hanno confermato con unanimità la loro volontà di sostenere il management nel raggiungimento degli obiettivi che sono stati prefissati per ‘salvare il salvabile’.

È una situazione alquanto spinosa quella che sta coinvolgendo Alitalia e la convocazione del consiglio di amministrazione era stata indetta anche e soprattutto per formalizzare quali saranno i nuovi advisor indipendenti chiamati a definire il piano industriale di recupero e di rilancio. I nomi messi sul piatto e confermati sono stati quindi Roland Berger e Kpmg, attori che lavoreranno da consulenti esterni. Roland Berger si occuperà di fungere da advisor industriale, mentre Kpmg opererà come advisor finanziario. I due andranno ad affiancare Lazard, già attivo nella stesura della revisione del gruppo di bandiera. I soggetti hanno già iniziato a lavorare per fornire la valutazione indipendente sul piano di rilancio che è stato redatto dal consiglio di amministrazione e dal management di Alitalia. Quale la cifra che servirà per fare ri-decollare il gruppo? Rumors parlano di mezzo miliardo di euro, risorse che sono state chieste a Etihad e alle banche finanziatrici, quindi Intesa San Paolo, monte dei Paschi di Siena e Unicredit, in uno scenario che potrebbe vedere nuovamente l’arrivo dello stato a finanziare e quindi a salvare nuovamente Alitalia da un crack che più volte era stato annunciato.

0

È spinosa quanto mai controversa la questione che vede imputata la banca inglese Barclays sulla questione relativa ai mutui in franchi svizzeri, soluzioni che hanno gettato sul lastrico tante famiglie italiane, perché non consapevoli degli intricati meccanismi che regolano i cambi fra Euro-Franco Svizzero. La prima sentenza in Italia portata avanti dal Tribunale di Roma in merito risale al 27 dicembre del 2016 e ha condannato il colosso inglese a risarcire oltre 85 mila euro a un cittadino ex cliente che aveva sottoscritto uno dei questi prodotti finanziari.

Secondo quanto rivelato dall’inchiesta, l’istituto bancario inglese aveva fatto leva proprio sull’ingenuità e sulla poca chiarezza delle clausole del contratto ma, ancor peggio, sull’infinita fiducia che gli ex clienti avevano riposto sui consulenti, considerati a loro volta poco consci e informati sui grandi rischi di questi prodotti finanziari.

La banca ha, per suo conto, costruito un importante guadagno sui mutui in franchi svizzeri, il quale è stato anche dimostrato da una causa mossa in Spagna e vinta da un’associazione di consumatori. Il progetto mirava, infatti, al rafforzamento della moneta svizzera e il consumatore si è reso conto di essere caduto in una vera e propria trappola quando si trovava per varie ragioni a dover estinguere oppure surrogare il mutuo. Tutto è nato da soluzioni accese nel 2008 sulla base di mutui del valore di 240mila euro. Nell’anno 2013 alcuni clienti avevano deciso di estinguere o surrogare il mutuo e si erano visti richiedere un capitale residuo di 220mila euro e una esorbitante cifra di 78500 euro giustificata come conguaglio di cambio.

I clienti hanno quindi versato le somme dovute ma, al contempo, si sono mossi per attivare un procedimento verso l’arbitro bancario e finanziario, figura che si occupa di risolvere i contenziosi bancari. La sentenza del 27 dicembre scorso mostra quindi la prima vittoria dei consumatori e segna, molto probabilmente, quella che sarà una rivincita da parte di una atteggiamento prepotente tenuto da uno dei colossi bancari più importanti del mondo finanziario internazionale.

0

Cinque miliardi e mezzo di euro di capitalizzazione non sono sufficienti per il Monte dei Paschi di Siena, perché la BCE ha deciso che per salvare la banca senese e proteggerla da problematiche future, la cifra da mettere sul piatto è di almeno 8.8 miliardi di euro. L’aumento di capitale si porta, quindi, al 76% rispetto alla richiesta iniziale e la richiesta si propone come l’ennesimo colpo di scena di un salvataggio che ha visto implicati molteplici attori, dai risparmiatori allo stato, fino ai contribuenti che saranno chiamati a partecipare al risanamento di quella che è, tutt’oggi, la terza banca del paese in orine di importanza.

La lettera di richiesta da parte della Banca Centrale Europea è arrivata al Ministero del Tesoro e giustifica l’aumento richiesto con gli eventi che sono accaduti nelle ultime settimane. Si tratta del fallimento della richiesta di 5 miliardi di euro rivolto al mercato, quindi della decisione del governo di varare un decreto salva banche del valore di 20 miliardi di euro a disposizione degli istituti di credito in difficoltà, denari già partiti in direzione di Siena.

Monte Paschi: l’andamento in Borsa

grafico-mps

Monte dei Paschi: la situazione

Ed è proprio l’intervento dello stato ciò che ha indotto la BCE a chiedere un aumento più corposo, chiaro segnale che l’istituto europeo non si fida e vuole dalla banca più forza e la dimostrazione di appeal sui correntisti. Ecco quindi nascere la richiesta di far salire la capitalizzazione a 8.8 miliardi di euro, dove 4.5 miliardi saranno a carico dello stato e i restanti 4.3 a carico degli obbligazionisti, con una previsione di 2 miliardi rimborsabili in ogni caso sempre dallo Stato ai piccoli risparmiatori che sono titolari di obbligazioni.

Perché fissare la base a 8.8 miliardi di euro come aumento di capitale? Second gli esperti, l’organo bancario centrale europeo ha impiegato le stesse regole usate per le banche greche nel corso del 2015, quando si era verificata una situazione analoga a quella presentata dal Monte dei Paschi in quattro istituti di credito ellenici. Al tempo, Atena aveva aiutato le banche con interventi pubblici, ma la Bce aveva stabilito un aggravio di “patrimonio regolamentare” su una base ipotetica di scenario avverso dal 5.5. all’8%. La situazione politica della Grecia non può, però, essere comparata con quella attuale dell’Italia, quindi la fiducia verso la gestione economica delle banche italiane è alquanto lacunosa da Bruxelles, considerando che la lettera è arrivata nell’immediato post festivo, segnale che la decisione era già stata presa al momento del varo del decreto salva banche.

Salva

0

Lo scenario delle compagnie aeree può cambiare molto velocemente e la situazione che sta attualmente vivendo la turca Turkish Airlines ne è la prova. La compagnia di bandiera aveva infatti vissuto un 2015 da primato, con ordini continui e la previsione della costruzione di un super aeroporto a Istanbul. Il 2015 è stato un anno da incorniciare, ma il 2016 ha cancellato tutte le più rosee aspettative, è ha visto la compagnia di bandiera turca in discesa rapida e in emergenza taglio costi per non rischiare il tracollo economico e finanziario.
A chi si deve addebitare la colpa di questa situazione? Su tutto alla paura del terrorismo, che ha indotto i voli verso la Turchia a diminuire esponenzialmente nel corso dell’anno e alla quale si associano le paure e le incertezze che interessano il golpe politico. Molti turisti indirizzati alla Turchia, in prevalenza alla bella città di Istanbul, hanno infatti scelto di cambiare meta, apportando un calo delle prenotazioni e siglando l’inizio di gravi problemi per la compagnia aerea turca.

Oggi la Turkish è chiamata a rimettere le mani su una flotta troppo imponente e troppo estesa rispetto ai suoi bisogni. Il management ha quindi deciso di limitare i danni e di procedere con il subaffitto di 8 Airubus A330-200, che vengono solitamente impiegati sul lungo raggio e di altri velivoli che sono nuovi, in quanto hanno alle spalle solo 9 anni di età anagrafica.
Il subaffitto dei velivoli ha fatto quindi seguito alla comunicazione delle ingenti perdite che hanno accompagnato il 2016, stabilite a 463 milioni di dollari. Si tratta di un abisso, considerando che la Turkish era riuscita ad accumulare utili per 887 milioni di dollari nello stesso periodo dell’anno precedente. I piani di volo sono stati quindi rivisti e, con loro, la compagnia ha deciso di procedere con il subaffitto dei mezzi, che non meritano di essere lasciati a ‘dormire’ negli aeroporti, ma sfruttati da altre compagnie, altrimenti i danni per il ‘riposo’ forzato’ potrebbero essere incalcolabili per la compagnia di bandiera turca.

0

Sono promesse di grande portata quelle fatte dalla premier britannica Theresa May, che ha recentemente annunciato la volontà di trasformare il Regno Unito in un vero e proprio paradiso fiscale. Il taglio interessa la corporate tax, ovvero la tassa destinata alle aziende, che potrebbe scendere anche sotto al 15%. Il governo inglese sarebbe più che intenzionato ad avviare la manovra con uno stanziamento di fondi per la ricerca e lo sviluppo pari a 2 miliardi di pound.

Attualmente la corporate tax è al 20% ed era già previsto in fase pre Brexit che la tassazione potesse scendere alla percentuale del 17% entro la data del 2020. La premier Theresa May ha però annunciato di voler fare molto di più e di desiderare fortemente la riduzione della tassa di altri due punti percentuali, portandola come minimo al 15%. A questo punto, la corporate tax sarebbe l’equivalente di un paradiso fiscale, nonché la più bassa tassazione proposta alle aziende dai paesi che appartengono al G20.

L’intenzione è più che chiara, ovvero Londra si propone di attrarre capitali dall’estero, anche in un momento in cui l’universo intero vede l’economia britannica sotto scacco di una Brexit che la vuole isolata ma felice di esserlo. La contromisura ha quindi aperto nuovi scenari dal punto di vista economico e finanziario, perché sono già molte le corporate di grandi dimensioni che hanno annunciato di voler aprire una filiale europea nella city.

L’ottimismo manifestato dalla May si è però scontrato con le posizioni del cancelliere Philip Hammond, che ha lamentato scarsa lungimiranza nella proposta della premier britannica. Gli effetti della Brexit e un ulteriore calo della tassazione potrebbero, infatti, ridurre ad un colabrodo le casse del regno, una prospettiva che l’Inghilterra e il Regno Unito non possono certamente permettersi in questo delicato periodo di transizione storico economica.

0

Il 2016 non può essere considerato un anno felice per la compagnia aerea irlandese Ryanair. Troppe le problematiche economiche sociali che stanno minando il lavoro del gruppo, dal terrorismo agli scioperi continui, ai quali si aggiungono i forti timori per la Brexit. La semestrale presentata non è stata negativa e ha dimostrato utili in crescita e un significativo aumento del numero dei passeggeri. Si tratta di risultai buoni, ma distanti anni luce dagli ottimi margini ai quali i vertici della compagnia erano abituati e che erano stati predetti dagli analisti finanziari.

Il mondo economico finanziario non parla ancora di frenata, ma di sensibile rallentamento, uno stato che si può illustrare con un aumento degli utili del 7% nel primo semestre tradotti in 1168 miliardi di euro, dato di spicco rispetto all’ammontare di 1088 miliardi conseguita nel 2015, anno che vide crescere i dati del 37% rispetto all’anno 2014.

Ryanair : andamento in Borsa

Ryanair : dati e previsioni

Nel terzo trimestre del 2016 la compagnia aerea irlandese ha proposto tariffe molto basse ai suoi passeggeri, spingendo al +8% le prenotazioni e i profitti al netto delle imposte per quanto riguarda questo periodo finanziario si assestano a 912 miliardi di euro contro gli 843 milioni di euro conseguiti nell’anno precedente. 897 milioni era la stima degli analisti, che sono concordi nell’affermare che la compagnia irlandese poteva fare ben di più. A seguito dell’accusa è sceso in campo Michael O’Leary, che ha puntato il dito sullo scambio sfavorevole, sulla minaccia terrorismo e anche sui continui scioperi degli uomini radar, fattori X che hanno penalizzato fortemente l’operato della compagnia in questi ultimi mesi.

L’unico dato che può avvallare queste tensioni va ricercato nell’andamento dei profitti che si propone discendente e che dimostra un rallentamento notevole. La compagnia ha scelto di ribassare i prezzi anche nel corso dell’inverno, con un taglio del 14% delle proprie tariffe, al fine di contrastare efficacemente i tagli che la concorrenza ha promesso di fare nello stesso periodo di riferimento.

Come si concluderà l’anno finanziario di Ryanair? Sicuramente si tratterà di un conto sul filo del rasoio, e chi potrà trarre beneficio da questa condizione sarà, per una volta il passeggero, al quale la compagnia di bandiera irlandese proporrà costi di gran lunga convenienti in tutte le rotte fornite.

0

Non basta la Brexit a preoccupare il comparto economico del Regno Unito, perché sembra che i banchieri inglesi desiderino cautelarsi da un’Europa che sta diventando per loro sempre più lontana. Colpisce apprendere la notizia della richiesta della Banca di Inghilterra di dettagliare con cura l’esposizione dell’istituto alle banche che si propongono più in sofferenza. Quali sono stati gli istituti controllati e monitorati dalla banca centrale inglese? Di base quelli che hanno dimostrato nell’ultimo periodo di essere a corto di capitali, quindi Deutsche Bank in testa, Monte dei Paschi di Siena e il gruppo Unicredit.

A rendere nota la notizia ci ha pensato il Financial Times, che ha rivelato come la banca centrale governata da Mark Carney abbia chiesto agli istituti di vigilanza che le fanno capo di effettuare un rigoroso controllo e di avere a disposizione dei dati certi, al fine di valutare chiaramente la portata della situazione in corso. L’ottica sarebbe quella della ‘montante paura’ della salute bancaria europea e la richiesta è arrivata formalmente nel corso della settimana della Prudential Regulation Authority.

Il rischio è di replicare un nuovo crac Lehman Brothers, quindi le autorità addette alla supervisione si stanno muovendo per comprendere i rischi e adottare le opportune manovre in ambito finanziario. Il caso limite arriva da Deutsche Bank, istituto tedesco di punta, che deve fare i conti con tanti problemi, quali la ricostruzione dell’immagine dopo tante truffe e cause ai clienti e la super multa dall’importo miliardario che potrebbe arrivare in diretta dagli Stati Uniti.

Deutsche Bank è diventata, agli occhi di chi crede in una nuova apocalisse finanziaria, il simbolo di un’eventuale crisi sistemica, di un gioco al domino che potrebbe far crollare la delicata salute delle banche che operano in ambito europeo. Ecco quindi nascere controlli più o meno pubblicizzati, che nel caso della Banca di Inghilterra non hanno potuto fare a meno di suscitare un bel po’ di clamore in ambito internazionale.